I LIBRI
In libreria i saggi di Alfano, Lupi, Sacconi

ANGELINO ALFANO
La mafia uccide d’estate.
Cosa significa fare il ministro della Giustizia in Italia
Prezzo: € 18,50
Editore: Mondadori
Pagine: 356
Il 9 maggio 2008 Angelino Alfano fa il suo ingresso a via Arenula in qualità di ministro della Giustizia del nuovo governo Berlusconi. E subito si trova coinvolto nella serie di commemorazioni delle tante persone - magistrati, preti, medici, politici, giornalisti, membri delle forze dell’ordine - cadute durante la loro eroica e implacabile lotta contro la mafia: in maggio Giovanni Falcone; in luglio Paolo Borsellino, Boris Giuliano e Rocco Chinnici; in agosto Ninni Cassarà; a settembre Carlo Alberto Dalla Chiesa, Pino Puglisi, Mauro De Mauro e Rosario Livatino... Uccisi in anni diversi, ma sempre, curiosamente, nel corso della più lunga e calda stagione del Meridione italiano. "La mafia uccide d’estate" è l’autobiografia politica di un "antimafioso siciliano berlusconiano" e il racconto di un percorso che culmina nel triennio da Guardasigilli dedicato a fronteggiare tre grandi emergenze: la mafia, la lentezza dei processi e il sovraffollamento delle carceri. In questo libro, Alfano spiega come, attraverso gli strumenti della giustizia, anche la politica ha contribuito a combattere la criminalità organizzata, e ricorda quali azioni il suo ministero ha intrapreso per rendere efficiente il nostro sistema giudiziario e per risolvere il problema del sovraffollamento delle carceri. E, in particolare, si sofferma sul tentativo di attuare una riforma costituzionale della giustizia volta a favorire un armistizio tra politica e magistratura (il cosiddetto Lodo Alfano).

MAURIZIO LUPI
La prima politica è vivere
Editore: Mondadori
Pagine: 100
Prezzo: € 17.50
Maurizio Lupi è un cattolico impegnato in prima linea nella cosa pubblica. È stimato dai suoi elettori, ma anche dagli avversari politici.Eppure in un momento storico travagliato e difficile come quello che stiamo vivendo – che vede il riemergere della questione morale,la drammatica crisi economica e una politica percepita come sempre più lontana e luogo di privilegi – ci sono alcune scottanti domande che molti cittadini, critici, giornalisti gli pongono, attraverso articoli, lettere o negli incontri pubblici: cosa vuol dire essere morale per un politico? Vita privata e responsabilità pubblica coincidono? Quando una legge è giusta? È coerente che un cattolico faccia politica insieme a persone di diversa estrazione, stile e cultura? Per provare a rispondere a questi interrogativi, da lui stesso avvertiti con urgenza, Maurizio Lupi ripercorre il suo personale cammino, che si intreccia profondamente con la nostra storia recente, con i temi e le questioni fondamentali della politica e della società italiana. L’incontro con don Giussani e Comunione e Liberazione. Le esperienze manageriali in Lombardia nei primi anni Novanta, a contatto con il tessuto produttivo del Paese. I primi passi in politica come assessore comunale nella giunta Albertini, laboratorio del centrodestra che sarà. La battaglia per l’affermazione del principio di sussidiarietà che porterà, anni dopo, alla nascita di un Intergruppo parlamentare bipartisan. E poi, ancora, la nomina a vicepresidente della Camera, un ruolo che gli farà comprendere appieno il valore delle istituzioni e il senso della Giustizia. Il risultato è un viaggio nella memoria privata e collettiva, in cui spiccano le storie di politici, religiosi, imprenditori, semplici cittadini, tutti accomunati dalla passione per ciò che fanno e per il Paese in cui vivono. Una riflessione personale sul rapporto tra fede e politica, che svela perché il cristianesimo ha a che fare con ogni aspetto della vita e perché la politica non può essere ridotta solo a un problema di coerenza, ma va misurata anzitutto nella sua capacità di lavorare per il bene comune e offrire risposte efficaci ai bisogni dei cittadini. Unica condizione è la voglia di essere ¬protagonisti» della propria esistenza, ognuno con il suo ruolo e con le responsabilità cui è chiamato a rispondere. Perché se sei attento a te stesso, sei attento all’altro, non aspetti più che il problema venga risolto dall’università, dallo Stato, dal comune, ma diventi tu stesso motore del cambiamento. La prima politica, insomma, è vivere.

MAURIZIO SACCONI
Ai liberi e forti. Valori, visione e forma politica di un popolo in cammino
Editore: Mondadori
Pagine: 120
Prezzo: 17,50 euro
Oltre novant’anni fa anni il partito popolare di Don Luigi Sturzo lanciò un celebre appello "ai liberi e forti" a "cooperare ai fini superiori della Patria senza pregiudizi né preconcetti". Maurizio Sacconi propone oggi un manifesto analogamente dedicato a "un popolo di liberi e forti che, ancorato ai valori della tradizione nazionale, ha saputo resistere al fascino delle ideologie totalitarie, che diffida degli interessi particolari che pretendono di farsi bene comune ed è responsabilmente orientato a non attendere con passività dallo Stato le risposte ai propri bisogni, perché intento a costruirle attraverso forme comunitarie". E’un manifesto culturale prima ancora che politico, in cui non mancano passaggi importanti sugli ultimi quindici anni del centrodestra italiano e la sottolineatura delle cinque grandi intuizioni di Silvio Berlusconi e della sua coalizione, vera e propria eredità politica di questi anni. Dimensione pubblica dei valori della tradizione nazionale, azione diplomatica volta ad affermare gli interessi italiani in campo internazionale, primato della società sui partiti, necessità di una riforma istituzionale dello Stato e disciplina nei conti pubblici: un bilancio in larga parte positivo e riferibile non soltanto a questo governo ma più in generale all’esperienza dei moderati italiani dal ’94 ad oggi. Per Sacconi "Silvio Berlusconi ha rappresentato la risposta democratica all’anomalia, accuratamente organizzata nei primi anni Novanta, di un ceto politico moderato e riformista annichilito da indagini a senso unico e dal connesso massacro mediatico." Adesso il ministro del Welfare chiama i moderati all’evoluzione rispetto quella esperienza e ad una sintesi tra le forme politiche di prima e seconda repubblica, tra reti fin troppo strutturate e quindi autoreferenziali e altre troppo fragili e perciò insufficienti a garantire qualità nell’azione pubblica.
