Brunetta: Consigli a Monti, no al Fiscal compact, Eurobond, nuovi poteri alla Bce

Il nostro ex ministro interviene su 'Il Foglio'

Renato Brunetta

"L’Italia e’ in recessione come lo e’ il complesso dell’Europa. Ma la recessione italiana e’ piu’ profonda. Nulla che non fosse previsto dal momento che la necessaria azione di consolidamento fiscale e’ stata condotta nel quadro di una politica europea di tipo pro ciclico, nell’illusione che la stabilizzazione finanziaria e fiscale fosse conseguibile all’interno di una politica fortemente deflattiva. Illusione che trova nel Fiscal compact in versione tedesca, non accettato dalla Gran Bretagna, il suo simbolo". Lo scrive l’ex ministro e deputato del Pdl Renato Brunetta in un intervento di  politica economica pubblicato da ’Il Foglio’.

"Questa politica non sta mostrando alcun successo di breve periodo ed e’ errato pensare di scambiare gli effetti di medio lungo periodo con una catastrofe di breve periodo, se non altro perche’ il breve periodo determina l’evoluzione di medio-lungo come sa chiunque si occupi di dinamica economica. Ma questa politica ha una alternativa?. Questa politica europea non e’ un dato esogeno ma e’ un dato sul quale il governo e’ chiamato a incidere profondamente come parte del proprio mandato, giovandosi sia dell’appoggio parlamentare sia delle politiche di aggiustamento interno che pongono l’Italia in una situazione prospettica di maggiore stabilita’ di altri paesi. Le richieste devono essere chiare, non vi sara’ ratifica del Fiscal compact senza la contemporanea adozione di una politica di investimenti sostenuta dall’emissione di Eurobond.


D’altra parte la correzione del mandato che sta alla base della governance della Bce e’ l’altra condizione di accettabilita’ del Fiscal compact sulla quale deve essere aperta una discussione chiara in sede europea. L’azione di sostegno alla liquidita’ condotta dalla Bce e’ stata necessaria ma ha avuto compiti limitati e temporanei. Rimane il problema che e’ di garanzia non di intervento effettivo del ruolo della Bce come prestatore di ultima istanza. Un ruolo la cui efficacia risiede nella credibilita’ della garanzia che di per se’ determina la non necessita’ dell’intervento. Non troviamo nel Def la forza necessaria di una politica economica adeguata alle necessita’, essa appare ancora difensiva, proiettata all’ulteriore rattrappimento dell’economia, subalterna ad una impostazione di politica economica europea che oggi appare superata dai fatti e che va contestata non contro l’Europa, ma con l’Europa e per l’Europa".

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