Berlusconi: Spero nelle riforme. Non penso al Colle

Il Presidente intervistato dal settimanale ''Gente''

Silvio Berlusconi

"Alfano è persona di grande intelligenza e di assoluta serieta’. Tra me e lui c’e’ una sperimentata identita’ di idee, un’assoluta lealta’ e un affetto profondo". Cosi’ si esprime Silvio Berlusconi in un’intervista a Gente, parlando del suo rapporto con il segretario Pdl, Angelino Alfano.


A proposito delle dimissioni da presidente del Consiglio, il Presidente del Pdl sottolinea:
"Non me ne sono mai pentito. Pur avendo la maggioranza nelle due Camere, d’accordo con la direzione del mio partito, decisi di fare un passo indietro nella speranza che, con un governo tecnico, si potesse avviare un confronto tra maggioranza e opposizione per approvare quelle riforme indispensabili per la governabilita’ del Paese. Monti, di cui conoscevo la serieta’ e la competenza, ha avuto il mio appoggio, unitamente a quello del Popolo della Liberta’, e io spero che possano realizzare anche i provvedimenti che il mio esecutivo aveva avviato. E’ persona di grande intelligenza e di assoluta serieta’. Tra me e lui c’e’ una sperimentata identita’ di idee, un’assoluta lealta’ e un affetto profondo".


Nella stessa intervista, Berlusconi parla anche della Rai:

"Lo scorso anno la Rai ha chiuso con un bilancio in attivo, non c’e’ quindi necessita’ di un commissariamento. C’e’ gia’ una legge che ne regola la governance e non vedo l’utilita’ di cambiarla".


Il Presidente ribadisce inoltre il proprio pensiero circa la corsa al Quirinale:

"Non e’ vero che penso al Quirinale come al mio futuro. Quello che spero e’ che, profittando della pausa della contrapposizione tra centrodestra e centrosinistra, si possa arrivare a un cambiamento dell’assetto istituzionale che renda finalmente governabile questo Paese. Il mio impegno in politica potrebbe concludersi con questo successo".


A ’Gente’, in edicola lunedi’ 30 aprile, Berlusconi sottolinea l’importanza delle riforme per il Paese:

"Chi vede la situazione politica dal di fuori non puo’ immaginare quanto siano contorti i meccanismi che la regolano e la paralizzano. Per cambiare davvero l’Italia occorre qualcosa di eccezionale, un accordo tra maggioranza e opposizione che, profittando di un comune sostegno a un governo di tecnici, realizzi quelle riforme che una parte politica da sola non puo’ realizzare. Abbiamo un numero esagerato di piccoli partiti, che non pensano all’interesse comune ma solo a quello dei loro piccoli leader. Di conseguenza i due partiti piu’ grandi devono per forza allearsi con i piu’ piccoli, che poi li condizionano. Ogni provvedimento del governo deve affrontare un percorso di guerra: si discute nelle commissioni, si cambia, si vota. Quando finalmente, dopo molti mesi, il disegno di legge arriva in aula con una moltitudine di emendamenti e viene approvato, passa al Senato. Qui deve affrontare lo stesso calvario gia’ percorso, e il testo che ne esce e’ sempre diverso da quello votato dalla Camera. Allora si torna alla Camera e si ricomincia da capo. Alla fine, se va bene in 18-24 mesi, i due rami del Parlamento si mettono d’accordo, ma se all’inizio il provvedimento era un focoso destriero purosangue, alla fine ci si ritrova con un ippopotamo".


Infine, in merito alle dichiarazioni del figlio Pier Silvio, vicepresidente di Mediaset, sul programma di tagli ai costi senza toccare i dipendenti,il Presidente Berlusconi osserva:

"I miei figli portano avanti una filosofia imprenditoriale che ricerca di continuo l`innovazione e valorizza tutti i collaboratori che si sentono parte di un progetto comune e vincente, quasi di una grande famiglia, dove ci si conosce tutti e ci si dà sempre una mano".

 

 

Altre notizie