Fatti & Misfatti: Processo Mills, sei anni di malagiustizia

Le motivazioni della sentenza di prescrizione

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Le motivazioni della sentenza di prescrizione non fanno altro che confermare un giudizio profondamente negativo sull’operato della procura di Milano: quelli del processo Mills sono stati sei lunghi anni di mala-giustizia, l’apoteosi di un sistematico uso politico della giustizia, con l’intento di colpire l’immagine di Silvio Berlusconi in Italia e all’estero, con un danno gravissimo e non più riparabile: né per la persona né per il Paese.

Ricordiamo alcune date. È il 16 febbraio 2006 (vigilia di elezioni politiche) quando Silvio Berlusconi e David Mills, avvocato inglese, vengono raggiunti da una notifica della procura milanese che li accusa di corruzione in atti giudiziari. Mills, sostiene la procura, diversi anni prima (tra il 1999 e il 2000) avrebbe incassato 600 mila dollari da Carlo Bernasconi, manager Fininvest, su mandato di Berlusconi per mentire ai magistrati. Il tutto, dicono i pm, provato da una e-mail dello stesso Mills. Inutilmente i difensori dell’ex premier ricorderanno che Mills, in quella e-mail, aveva mentito per non pagare le imposte su una parcella incassata da un altro cliente; inutilmente i legali ricorderanno che l’avvocato inglese era stato in precedenza un teste a favore della procura milanese e a carico di Berlusconi in un processo che all’ex premier era costato una condanna a 2 anni e 4 mesi, poi annullata dalla Cassazione.


Perché mai Berlusconi avrebbe dovuto pagare un teste che lo aveva fatto condannare? Ebbene, mettendo sotto i piedi anche le prove documentali più evidenti, la procura di Milano è andata avanti, riuscendo ad ottenere la condanna di Mills sia in primo
grado (17 febbraio 2009), che in appello (27 ottobre 2009). Ma quando il processo è arrivato in Cassazione, i teoremi milanesi si  sono sciolti come neve al sole. E il 25 febbraio 2010 il procuratore generale della Cassazione ha chiesto il proscioglimento
per prescrizione di Mills, rifiutando di prendere per buona la tesi della procura di Milano, che aveva fatto decorrere l’ipotesi di reato non dal momento in cui Mills aveva ricevuto il bonifico (11 novembre 1999), bensì dal giorno in cui aveva cominciato a spenderlo (29 febbraio 2000). Una tesi bizzarra, senza precedenti, messa in piedi dal procuratore De Pasquale soltanto per poterci montare l’ennesimo processo contro Berlusconi. Una tesi che la Cassazione ha però respinto e fatto a pezzi, accogliendo la richiesta del procuratore generale di prosciogliere Mills. A quel punto, dall’inizio della vicenda giudiziaria, erano già trascorsi quattro anni. Ma se si calcola l’incipit della vicenda (il bonifico da 600 mila dollari), gli anni salgono a poco più di dieci.

 

Con tutti questi precedenti, la procura di una giustizia giusta avrebbe preso atto della pronuncia della Cassazione e deciso di spendere meglio i soldi dei contribuenti, dedicando tempo e risorse pubbliche ad altri processi. Non l’ha pensata così la procura di Milano, che ha continuato imperterrita a portare avanti il processo contro Berlusconi, in una gara contro il tempo ma anche contro il buon senso. Intanto, nel 2009, la sorte giudiziaria dell’ex premier era stata separata da quella di Mills per decisione della presidente del Tribunale di Milano, dr.ssa Gandus, all’indomani del Lodo Alfano sull’immunità delle cinque più alte cariche dello Stato.

Una separazione dei processi che le motivazioni della prescrizione – firmate dal giudice Francesca Vitale - definisce dettata da “ragioni sinceramente oscure”. Un eufemismo per non dire a chiare lettere che il tribunale di primo grado voleva arrivare al più presto alla condanna di Mills, per poi servirsene per condannare anche Berlusconi. Ma proprio quella mossa, a conti fatti, si è rivelata un autogol. Nelle sue motivazioni il giudice Vitale spiega che le lungaggini delle indagini dei pm, unite alla separazione dei procedimenti Mills e Berlusconi, hanno reso inevitabile la sentenza di prescrizione del 15 febbraio scorso. Sentenza che altrimenti, come la stessa Vitale precisa, sarebbe stata di assoluzione perché Mills, negli interrogatori in aula, non ha mai confermato il contenuto della e-mail sui 600 mila dollari (per anni cavallo di battaglia della procura), ma lo ha smentito, dicendo di essersi inventato tutto per non pagare le imposte e per non dividere quei soldi con i colleghi di studio. Non solo. Mills in aula ha chiesto anche scusa a Berlusconi per il danno arrecatogli. E poiché nel processo penale le prove che contano si formano in aula - e non sui giornali vicini alla procura - il giudice Vitale ha creduto a Mills ed ha prescritto Berlusconi, facendo intendere che senza la prescrizione l’ex premier sarebbe stato assolto per il venire meno della prova regina, o presunta tale.

Era appena ieri, 15 maggio 2012, sei anni dopo la notifica del capo d’imputazione. Sei anni di mala-giustizia. Ma nessuno, ne siamo certi, chiederà mai scusa. Anzi, è facile profezia prevedere che alla procura di Milano qualche toga rossa farà pure
carriera.

 

 

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