Cazzola: Il mio ricordo del senatore Giampiero Cantoni

L'intervento pubblicato su Economy

CAZZOLA Giuliano

Giampiero Cantoni ci ha lasciato, all’improvviso, in punta di piedi come se non volesse disturbare nessuno. Lo ha fatto nelle stesse ore in cui il suicidio, a Bologna, del popolare consigliere regionale del Pd Maurizio Cevenini  ha riempito, per giorni, le cronache dei giornali. I due non si conoscevano, avevano alle spalle storie diverse, neppure confrontabili. All’improvviso il cuore di Cantoni ha smesso di funzionare e ne ha decretato la morte forse pochi minuti prima di poter essere soccorso. 



La depressione, la malattia insidiosa e inafferrabile di cui soffriva, ha indotto Cevenini a predisporre, con cura meticolosa, la fine dei suoi giorni. La differenza tra i due eventi è sostanziale: nel caso di Cantoni un decesso naturale, in quello di Cevenini un suicidio. Sulla morte del consigliere regionale del Pd, parole ultimative sono venute dalla figlia quando ha accusato la politica (ovvero il Pd) di aver deluso il padre, privato, nonostante la sua grande popolarità, di quei riconoscimenti cui ambiva. Quella di Giampiero Cantoni è tutta un’altra storia. Senatore autorevole, presidente di Commissione, impegnato nella riorganizzazione di Milanofiera, editorialista, Cantoni operava in un presente pienamente all’altezza di un passato in cui le sue qualità professionali si erano intrecciate con incarichi di alta responsabilità (ricordiamo per tutti la presidenza BNL). Era uno di quei parlamentari (ne esistono più di quanti si creda) a cui nessuno poteva rimproverare di essere stato ’nominato’, perché la sua presenza e la sua competenza avrebbero onorato qualunque Assemblea elettiva di un Paese democratico. ’Vergin di servo encomio’, Cantoni stava al di sopra di ogni ’codardo oltraggio’, tanto frequente, nei tempi sciagurati dell’antipolitica, nei confronti di chiunque sia considerato appartenente ad una <casta> a cui attribuire la responsabilità di eventi straordinari che sconvolgono le consuete certezze e i più consolidati modelli di vita. Giampiero ed io eravamo amici ’a distanza’. In pratica, le nostre frequentazioni erano scarse.
 


Ci si trovava in occasione delle riunioni del Gruppo interparlamentare per la sussidiarietà e negli incontri tra ex socialisti del PdL. Ci scambiavamo sempre degli apprezzamenti per quanto uno aveva letto dell’altro. Non eravamo certo in quel rapporto di confidenza in cui si è indotti a mettere in comune angosce e preoccupazioni. Sono convinto, tuttavia, che Cantoni - proprio perché  aveva assistito, come me, allo sfacelo della Prima Repubblica - osservasse con apprensione il disfacimento della Seconda, nel contesto di un maleodorante clima d’odio e di invidia sociale. E ritenesse di non poter sopportare lo scempio delle istituzioni. Mi conforta pensare, allora, che, chiamandolo a sé, <il Dio che atterra e suscita, che affanna e che consola> abbia voluto risparmiare ad un giusto come Giampiero la sofferenza di vivere i suoi ultimi anni in un Paese lacerato e destinato a cadere in mano ai faziosi. Essendo suo coetaneo, spero che giunga presto anche per me il momento di affermare: ’Nunc demittis servum tuum, domine’.

Giuliano Cazzola
vice presidente Commissione Lavoro della Camera

 

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