Comi: No alla tassazione al ribasso per i frontalieri

Modificare l'aliquota relativa ai ristorni dall'attuale 38% al 12% significherebbe penalizzare i comuni lombardi

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“L’avvio del negoziato con la Svizzera e la volontà espressa dal presidente Monti di arrivare presto a un accordo sono molto positivi. Mi auguro che nell’approccio alla questione della doppia tassazione a carico dei 54 mila frontalieri (di cui 25 mila provenienti dal Varesotto) Monti sappia agire con decisione ed equilibrio in difesa dei diritti di lavoratori italiani nel rispetto degli accordi internazionali tra l’Italia e la Confederazione elvetica siglati nel 1974. Accettare una modifica dell’aliquota relativa ai ristorni dall’attuale 38% al 12%, ipotesi che recentemente era stata ventilata dalla Confederazione elvetica, significherebbe penalizzare i Comuni lombardi di confine, mettere in difficoltà i loro bilanci e i servizi garantiti”.

Lo afferma l’europarlamentare del Pdl Lara Comi in merito all’incontro che Il presidente del Consiglio, Mario Monti, ha avuto questa mattina con il  presidente della Confederazione elvetica, Eveline Widmer-Schlumpf. Al centro del colloquio alcuni temi di carattere fiscale come il contrasto all’evasione, il contenzioso sui ristorni dei frontalieri e la possibilità di un accordo tra  i due Paesi sui depositi bancari di contribuenti italiani titolari di conti in Svizzera.

“Fa piacere rilevare  che nel 2011 l’interscambio commerciale tra Svizzera e Italia sia valso 32 miliardi. II rapporti con la Svizzera, regolati da circa 120 accordi, devono basarsi su un sistema di reciprocità e sulla cooperazione, questa è la via maestra. Non sempre però questo è accaduto. Recentemente il Parlamento europeo ha interpellato la Commissione sul problema delle misure che rendono difficoltosa alle piccole e medie imprese, anche italiane e lombarde, la prestazione di servizi nella Confederazione elvetica. Un ostacolo alla piena attuazione del mercato unico, alla cui partecipazione in futuro dovrebbe essere interessata anche la Svizzera.

In merito al possibile accordo sulla tassazione dei 100-200 miliardi che giacciono nelle banche elvetiche da cui potrebbero derivare miliardi di introiti per il nostro Paese a costo zero , comprendiamo il premier  quando riferisce della complessità della trattativa. Ci auguriamo però che l’Italia dimostri fermezza superando gli ostacoli che Gran Bretagna e Germania hanno affrontato per analoghi accordi bilaterali  stipulati.  E che  dalla Svizzera si pretendano, per esempio, comunicazioni su conti di italiani che nel frattempo siano stati chiusi e dirottati su altri Paesi off-shore nel tentativo di evitare la tassazione”.

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