Fatti & Misfatti: Italiani dal cuore d'oro..... finti signori, veri tonti
L 'articolo di Guido Salerno Aletta sulla situazione economica europea, pubblicato da Milano Finanza il 19/6/2012

Italiani dal cuore d’oro, non c’è che dire. Pagheremo ancora una volta, l’ennesima, per l’azzardo morale delle banche altrui, i soliti noti. L’Europa finalmente si è decisa: via libera al salvataggio delle banche spagnole da parte dell’Ecofin. Gli Stati aderenti al Fondo salva Stati verseranno fino a 100 miliardi di euro alla Frob, l’Agenzia spagnola per la ristrutturazione bancaria, sotto la vigilanza del Fmi. La conclusione è che viene addossato ai contribuenti europei, penalizzando fortemente l’Italia, l’intero credito ritirato dalle banche europee alla Spagna nel corso del 2011: consideranno tutti i settori di impiego, 121,44 miliardi di dollari. Al cambio euro/dollaro, non manca un soldo.
Cominciamo a fare i conti. Nel caso del salvataggio delle banche spagnole, diversamente dai pacchetti di aiuto alla Grecia, il Fmi non apporta fondi propri: non solo i Brics, ma anche la Gran Bretagna si è rifiutata di aumentare le proprie quote di partecipazione. D’altra parte, è un salvataggio bancario. Comunque, il Fmi vigilerà: con grande attenzione e cognizione di causa. La Gran Bretagna, non facendo parte dell’area dell’euro, non partecipa all’Esm e neppure aderisce al prossimo Efsf: le risorse saranno apportate dai soli Stati dell’eurozona, in proporzione alla propria partecipazione al capitale della Bce. Se il salvataggio dovesse ammontare a 100 miliardi di euro, la cifra tonda di cui si parla, il contributo di spettanza della Germania, e quindi il maggior debito pubblico addossato ai contribuenti tedeschi, sarà di 27,15 miliardi; per quelli francesi saranno 20,39 miliardi, per quelli italiani 17,91 miliardi, per quelli inglesi siamo invece a “zero pound”.
Gli Stati dell’eurozona indebitano così i propri cittadini, compensando in misura nettamente asimmetrica l’esposizione delle proprie banche verso la Spagna. Le banche tedesche, infatti, a fine 2011 avevano crediti per 53 miliardi di dollari nei confronti delle sole controparti bancarie spagnole, dopo aver ritirato crediti per ben 22 miliardi nel corso dell’anno. Le banche francesi avevano crediti per 23 miliardi dopo averne ritirati oltre 15. Le banche inglesi circa 13 miliardi, al netto degli 8 ritirati. Le banche italiane avevano crediti per 5,5 miliardi e ne avevano ritirati 2,8. Le banche belghe avevano crediti per 3,9 miliardi e ne avevano ritirati addirittura per 6,6 miliardi. In totale, a fine 2011, le banche di questi cinque Stati europei avevano crediti per 99 miliardi di dollari verso le spagnole, dopo averne ritirati complessivamente per 55 miliardi nel corso dell’anno.
Se andiamo a vedere la percentuale di esposizione residua delle banche europee e la paragoniamo con le quote di partecipazione dei rispettivi Stati al piano di aiuti alla Spagna, riesce molto più semplice capire il perché stavolta la Germania abbia girato la testa dall’altra parte: molto probabilmente, perché qualcuno nella delegazione teutonica non riusciva a trattenere un moto di ilarità per tanto insperato successo. L’esposizione delle banche tedesche verso quelle spagnole vale ancora il 54% dei crediti complessivi, mentre il contributo addossato al contribuente tedesco peserà solo per il 27%: un po’ meno della metà.
Per le banche francesi l’esposizione ammonta al 24% dei crediti complessivi, mentre il contributo dei cittadini sarà pari al 20%: anche loro ci guadagnano. Di gran lunga meglio va agli inglesi: pur essendo le banche britanniche esposte per un 13% del totale, per loro il costo del salvataggio è nullo. I contribuenti italiani pagano anche il conto degli altri: a fronte di un modesto 6% di esposizione delle banche italiane nei confronti di quelle spagnole, ci accolleremo il 18% degli aiuti. Tre volte tanto.
Se si vanno a fare i conti anche per gli altri settori in cui le banche europee sono esposte in Spagna, debito pubblico ed altri settori privati non bancari, la situazione non cambia. L’Italia non solo paga in modo sporporzionato rispetto ai rischi assunti ed in corso, ma soprattutto si accolla un maggior debito pubblico che viene remunerato a tassi di interesse nettamente più elevati rispetto a Belgio, Francia, Germania e Gran Bretagna.
Gli italiani sono chiamati a farsi carico dell’azzardo morale delle banche spagnole, su cui altri sistemi bancari hanno lucrato a lungo. Non solo: nel 2011 hanno ritirano i crediti per metterli al sicuro ed adesso gli Stati devono intervenire, indebitando i cittadini. Ci viene richiesto un contributo di solidarietà del tutto sproporzionato, sia in rapporto al nostro pil che precipita sia alla inesistente responsabilità delle nostre banche: fino a 18 miliardi di euro, l’Imu di quest’anno, che non serviranno a raddrizzare i nostri conti pubblici ma a puntellare quelli delle banche degli Stati cosiddetti forti, quelli con le carte perennemente in regola, da cui continuiamo a prendere lezioni di correttezza, rigore, competitività e rispetto della concorrenza. Finti signori e veri tonti.
