Roccella: Solito grado di approssimazione dalla sentenza di primo grado della Corte Ue sulla legge 40
La dichiarazione della parlamentare del Pdl

"Alle sentenze di primo grado della Corte europea dei diritti dell’uomo un po’ ’sopra le righe’ siamo abituati: queste procedure sono diverse da quelle della Grande Camera di Strasburgo e lasciano ampi margini di approssimazione. La legge 40 é una legge molto buona: più passa il tempo e più me ne convinco, guardando anche alle normative di altri Paesi".
Lo ha affermato il deputato del Pdl Eugenia Roccella, commentando la decisione dei giudici Ue che hanno stabilito che il divieto previsto dalla legge italiana sulla fecondazione assistita per le coppie di portatori sani di malattie genetiche di eseguire lo screening sugli embrioni viola il diritto al rispetto della loro vita privata e familiare.
“Quello della coppia italiana che si é rivolta alla Corte Ue é un caso di evidente inammissibilità perché per fare ricorso a Strasburgo occorre aver esaurito tutti i gradi di giustizia italiana. Il senso e’: non ho trovato giustizia nel mio Paese e mi rivolgo ai giudici europei. Invece la coppia non aveva neanche iniziato questo percorso, eppure il ricorso e’ stato ammesso. Ma le procedure di primo grado sono molto diverse da quelle della Grande Camera: ad esempio, i testi non vengono tradotti integralmente. Inoltre, la Corte costituzionale italiana, nel recente caso dei ricorsi contro la fecondazione eterologa, ha indicato la necessità di rivedere la questione proprio alla luce del pronunciamento della Grande Camera. La legge italiana sulla procreazione medicalmente assistita é una legge saggia che bilancia equamente tutti i rischi e gli interessi in gioco. La Consulta é intervenuta per modificarla solo in piccola parte. Eppure, viene osteggiata non solo sul piano politico, ma anche da gruppi di interesse rappresentati dai centri che eseguono queste tecniche".
