Libro / Chi comanda in Italia: di Giulio Sapelli
Con l'introduzione di Sandro Bondi

Editore: Guerini e Associati
Prezzo: € 12.50
Pagine: 151
Non si può fare a meno di leggere e compulsare l’ultimo libro di Giulio Sapelli (“Chi comanda in Italia”, editore Guerrini e Associati) per capire le ragioni fondamentali della crisi economica in cui ci troviamo.
Il livello della riflessione di Sapelli è quello al quale sarebbe necessario si innalzasse il confronto politico, che invece giace nei bassifondi di polemiche banali quanto astiose.
La riflessione dell’Autore ruota attorno alla crisi economica che si stringe in una morsa drammatica la nostra economia e, di contro, l’impotenza della politica – chi comanda? - ad affrontarla con mezzi appropriati e una visione adeguata dello sviluppo futuro.
Sulla base di una riflessione sul ruolo della Germania in Europa, contenuta nel suo libro precedente, “L’inverno di Monti”, Giulio Sapelli giunge alla conclusione che il disegno antitedesco di unificare l’Europa non con la politica, ma con la finanza e la moneta unica, è approdato ad una nuova vittoria della Germania.
Una vittoria della potenza economica della Germania unificata che avviene senza la volontà di affermare una leadership politica e una prospettiva strategica, al di là dell’imposizione di una linea finanziaria alimentata dalla paura dell’inflazione e dalla convinzione assoluta nel rigore dei conti pubblici come condizione dello sviluppo.
Questa potenza senza leadership della Germania sta conducendo alla più grave recessione che si ricordi dopo quella del 1929, con il rischio del fallimento della moneta unica e della disgregazione dell’unità politica dell’Europa fin qui realizzata.
Crisi economica e crisi politica possono portare a nuove tragedie nella storia dell’Europa, in forme non necessariamente simili a quelle che abbiamo già conosciuto.
La crisi economica nasce ha origine da un totalitarismo liberistico, che ha posto al centro dell’organizzazione sociale il denaro e la finanza anziché il lavoro. La sinistra non è esente da questo peccato capitale, anzi è la sinistra stessa, secondo Sapelli, ad essere stata l’alfiere della finanziarizzazione della globalizzazione, del liberismo dispiegato, che ha portato il mondo sull’orlo della catastrofe economica.
Sul piano politico la crisi si manifesta in seguito ad un processo di disgregazione oligarchica che in Italia è stato accelerato in seguito alla decapitazione del sistema dei partiti e alla trasformazione da ordine in potere della magistratura.
Il tutto aggravato dalla sparizione, dopo il venir meno di quella emersa dalla Resistenza, di una classe dirigente con il senso di una missione da compiere nell’interesse della Nazione e del futuro dell’Italia.
La risposta a questa crisi – questa la conclusione finale del libro di Sapelli - può venire solo da un patto dei produttori, da un nuovo patto per la crescita economica al fine di ricostruire un sistema di potere stabile nell’Italia europea e globalizzata.
Ai miei occhi il governo Letta può offrire un’occasione preziosa e unica per lavorare insieme a questo traguardo. Ma saranno coscienti le forze politiche di questi problemi e dello sforzo di chiarificazione culturale prima ancora che politico indispensabile per portare a compimento un progetto così importante e vitale?
Quello di cui sono convinto è che pochi aiuti potremo trarre dal mondo della cultura, tronfia di ideologia e di sentimenti faziosi. Anche dai cosiddetti professori non possiamo più illuderci di ricavare gli strumenti più idonei per uscire dalla crisi, se pensiamo alla prova offerta dal governo dei tecnici e dallo stesso Monti. Non è un caso allora che il Presidente Silvio Berlusconi abbia parlato dell’apporto necessario degli imprenditori, l’unico architrave e l’unico motore ancora acceso di una società che per il resto langue nel chiacchiericcio e nell’inconcludenza.
Sandro Bondi, Senatore e Coordinatore nazionale del Pdl
