Romani: Ritardi nell'attuazione dell'agenda digitale
La nota del senatore del Pdl

Con un’interrogazione parlamentare, il Senatore Paolo Romani, insieme ai senatori Gentile, Aiello, Razzi, Fazzone e Viceconte, hanno chiesto informazioni al Presidente del Consiglio dei Ministri, rispetto ai tempi di attuazione dell’Agenda Digitale Italiana.
Il suo percorso inizia nel marzo 2012, con l’istituzione della cabina di regia per attuare il programma di digitalizzazione del Paese, e il successivo decreto "Crescita 2.0". L’Agenda Digitale italiana doveva essere un supporto all’incremento della competitività delle imprese, attraverso lo sviluppo del digitale in alcuni settori prioritari, l’agevolazione di start-up innovative e l’incremento degli investimenti in ricerca e sviluppo.
Con la legge 7 agosto 2012 è stata poi istituita l’Agenzia per l’Italia digitale (AGID), con l’intento di assicurare il coordinamento informatico dell’amministrazione statale, regionale e locale e di provvedere all’attuazione di misure per l’innovazione tecnologica. Doveva dunque avere un ruolo fondamentale nel creare un sistema per la condivisione delle informazioni pubbliche, e per la diffusione delle tecnologie digitali.
Tuttavia, da ottobre 2012, successivamente alla nomina del direttore generale dell’AGID, si è assistito ad uno stallo sulla materia. Ad oggi manca ancora lo statuto dell’ente. Il cosiddetto "decreto legge del fare" ha inoltre modificato sostanzialmente l’impianto normativo riguardante l’Agenzia, di cui è stata anche ridotta la governance, portandola sotto il diretto controllo del Presidente del Consiglio dei ministri.
I senatori Romani, Gentile, Aiello, Razzi, Fazzone e Viceconte chiedono dunque al Governo di fare chiarezza sull’attuazione dell’Agenda digitale italiana, già in estremo ritardo rispetto ad altri Stati europei. In paesi come la Svezia e il Regno Unito, infatti, il contributo dell’economia digitale al PIL supera il 5 per cento. Il nostro paese pare essere ancora molto lontano da simili risultati.
Chiedono inoltre se sia stato inviato un nuovo testo dello statuto dell’Agenzia alla Corte dei conti, per consentire al direttore generale, già nominato da quasi un anno, di insediarsi alla guida del nuovo ente e dare finalmente avvio a quella rivoluzione digitale che oltre ad allinearci al resto d’Europa, servirà a incentivare crescita e sviluppo.
