Meloni: La mia bella avventura con la Giovane Italia Ŕ finita

La lettera di dimissioni di Giorgia Meloni dalla Presidenza nazionale della Giovane Italia

Giorgia Meloni

Caro Presidente, caro Segretario,

Questa che scrivo è la mia ultima lettera da Presidente della Giovane Italia. Dalla nascita del Popolo della Libertà, mi sono spesa per individuare tempi e modalità perché si potesse celebrare un congresso che mi consentisse di passare a un’altra generazione il testimone della guida del movimento giovanile. Finora è stato impossibile, e per quanto sia per me doloroso scrivere questa lettera, ritengo che non sia più rinviabile il mio addio alla presidenza nazionale.

Quando si sostiene una battaglia per il rinnovamento generazionale in Italia, e si è a capo di un’organizzazione da troppi anni, si finisce per non essere in regola con la propria coscienza. E si rischia addirittura di sfiorare il ridicolo, se a 35 anni si è a capo dei giovani di un partito il cui segretario ne ha 41.

Dunque, non intendo procrastinare la mia permanenza in questo ruolo. Al mio posto, a esito di un’apposita consultazione interna sul nome più condiviso, nomino Presidente nazionale della Giovane Italia Marco Perissa. Un ragazzo pulito, colto, capace, appassionato, con tanti anni di generosa militanza politica alle spalle. Marco è la persona sicuramente più indicata in questa fase, data l’esperienza che ha maturato sul campo ai massimi vertici dell’organizzazione. E sono certa che insieme con Annagrazia Calabria, saprà operare con intelligenza e coraggio fino alla celebrazione di una grande assise che possa legittimare pienamente una nuova grande storia di protagonismo generazionale

Considero questa, ancora una volta, una fase transitoria, commissariale. E all’atto delle mie dimissioni da presidente nazionale corre l’obbligo di ricordare a me stessa, a voi, e a tutti i vertici del PdL e della Giovane Italia che siamo inadempienti rispetto a una norma molto chiara contenuta nello statuto del partito, secondo la quale il movimento giovanile avrebbe dovuto celebrare un proprio congresso fondativo. Spero che le mie dimissioni possano aiutare ad accendere i riflettori su una questione troppo a lungo sottovalutata. Tuttavia, non getto la spugna così come non lo faranno le migliaia di militanti che abbiamo sul territorio e che aspettano di poter scegliere liberamente i propri rappresentanti e di discutere le tesi politiche della Giovane Italia.

La Giovane Italia è una formidabile risorsa per il centrodestra italiano. Lo ha dimostrato anche in questi anni, nonostante le difficoltà date dalla condizione nella quale si trova a operare. Perché, solo per fare un esempio, in una stagione difficile i nostri ragazzi continuano ad ottenere ottimi risultati nelle scuole e nelle università. E anche in questa stagione complessa del governo Monti non ha mai mancato di far sentire la propria voce sulle maggiori criticità del nostro tempo, spesso anticipando le posizioni di “adulti” a volte eccessivamente prudenti.
 
Io credo che questo movimento abbia un grande potenziale inespresso che vale la pena di liberare e sviluppare al massimo se vogliamo davvero porre le basi per un rilancio della nostra avventura politica insieme, se vogliamo che possa rappresentare un laboratorio politico e culturale capace di costruire sintesi, produrre avanguardie e rappresentare il luogo privilegiato dal quale attingere per formare la futura classe dirigente della Nazione.

Credo che Atreju, la festa nazionale che si celebra a settembre a Roma, sia una rappresentazione degna delle potenzialità di tutto il nostro mondo. Una manifestazione pensata, montata e gestita da ragazzi e ragazze, che rinunciano alle vacanze estive per costruire il palcoscenico fisico e metaforico sul quale per una settimana si muovono la politica e l’attualità italiane ed europee. Si riscoprono le ragioni dello stare insieme, si conoscono giovani di ogni angolo d’Italia e, senza saperlo, si condividono le stesse speranze e le stesse sfide. Uno spazio ormai frequentato da migliaia di persone e atteso dal mondo dei media. Senza dubbio la manifestazione più autorevole che una organizzazione giovanile abbia mai prodotto e una ribalta per l’intero PDL che tutti ci invidiano per originalità, attualità e incisività dei contenuti.

Ecco che cosa mi aspetto, all’atto di queste dimissioni. Mi aspetto che venga difeso il lavoro fatto fin qui, a partire dalla celebrazione di Atreju, che rimane un patrimonio di inestimabile valore non solamente per i più giovani. Mi aspetto che la Giovane Italia sia dotata degli strumenti di cui ha bisogno per poter lavorare, che chi ha voglia di fare venga incoraggiato.

E mi aspetto, soprattutto, che venga superata questa troppo lunga fase transitoria in pochi mesi, perché un movimento giovanile che si rispetti deve poter selezionare dal basso i suoi dirigenti, a tutti i livelli, attraverso un proprio, autonomo, tesseramento e con il meccanismo “una testa un voto”.  

Su questo, Segretario, so che tu – che hai inaugurato la stagione della partecipazione popolare, della democrazia interna a tutti i livelli, celebrando i congressi e dando vita al meccanismo delle primarie per la scelta delle cariche monocratiche, compresa la definizione del candidato premier – sei un interlocutore sensibile e attento, ed è da te che so di poter avere garanzie su tali essenziali elementi. E so di poter contare anche sul sostegno del Presidente Berlusconi, che sul tema della fiducia nei giovani è stato un precursore. 

Ringrazio tutti i ragazzi e le ragazze della Giovane Italia, che in questi anni mi hanno accompagnato e sostenuto, perché sono stati la mia forza e il mio entusiasmo, e ringrazio coloro che, anche nel partito, hanno compreso il valore di chi, spesso giovanissimo, sceglie di offrire il suo tempo e la sua energia per ciò in cui crede. Ringrazio Giovanni Donzelli e Carlo Fidanza, che come me intendono rassegnare le dimissioni dalla cabina di regia nazionale e faccio i miei auguri di buon lavoro ad Augusta Montaruli e Carolina Varchi che li sostituiranno, insieme ad Alberto Spampinato. Rimango ovviamente a disposizione di chiunque abbia bisogno del mio aiuto e confermo che ci sarò sempre per difendere una storia nobile di cui sono stata indegna testimone e che può dare ancora una speranza all’Italia. A questo auspicio mi sento indissolubilmente legata.

Buon lavoro.

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