Berlusconi: Mi sono dimesso per ridare serenitÓ a un Paese spaccato

L'intervista del Presidente Silvio Berlusconi al settimanale ''Chi''

Silvio Berlusconi

Sono passate alcune settimane dalle dimissioni di Silvio Berlusconi da presidente del Consiglio. Lo incontriamo alla vigilia delle feste natalizie per parlare della situazione politica italiana ed europea, della sua vita personale e dei suoi progetti come leader del PdL.
Da quando non è più a Palazzo Chigi ha più tempo. Ci racconta una sua giornata tipo?

Non mi sono accorto di avere più tempo. Ho sempre lavorato intensamente, come imprenditore e come responsabile di governo. E anche adesso la mia giornata dovrebbe avere trenta ore, non 24. Ho la fortuna di dormire poco. Mi alzo alle sette e mezza. Una media di 15 appuntamenti al giorno e un numero infinito di telefonate oltre naturalmente agli interventi pubblici.  Alla una di notte ricevo i giornali del giorno dopo. Li leggo, mi arrabbio, poi vado a dormire e cinque ore di sonno mi fanno svegliare alla mattina ottimista come sempre.

 

Come vede la situazione economica europea?

Questa crisi non risparmia nessuno. E se non si riuscirà a fare della Banca Centrale Europea una vera banca di sostegno all’euro non so proprio dove si andrà a finire.

 

Manca una leadership in Europa?

Il problema della leadership riguarda tutti i paesi e non solo quelli europei. La crisi prima finanziaria e poi economica ha avuto una dimensione globale e ha minato il consenso di molti capi di Stato e di governo. Poi c’è la questione del carisma. C’è chi ce l’ha e chi no. Credo che una delle componenti decisive della fiducia che gli italiani mi hanno dato e della stima di cui continuo a godere nei sondaggi, dipenda dal fatto che ho portato nelle istituzioni la mia concretezza e la mia esperienza di uomo del fare con un modo di comunicare franco e diretto che ha rivoluzionato la comunicazione politica in Italia. Il carisma, a volte, ha una spiegazione semplice.

 

Quando era premier non si è mai sentito frustrato dal non poter decidere sulla politica monetaria visto che è competenza della Banca centrale?

La decisione italiana di aderire all’Euro, che io ho condiviso nel merito anche se non nei modi e nella misura con cui è stata attuata, comportava ovviamente una cessione di sovranità. D’altronde ogni aspetto dell’integrazione europea passa attraverso cessioni di sovranità da parte degli stati nazionali. Ma far parte dell’Euro ha vantaggi che dovrebbero compensare gli svantaggi.

 

Prima delle sue dimissioni ha parlato con Mario Draghi a proposito della gestione dell’Euro? Quale sarà la sua strategia?

Non sta a me indicarla. Con Draghi siamo stati sempre in contatto e posso dire che sono orgoglioso di averlo voluto anch’io alla guida della Banca d’Italia prima, e dopo a quella della BCE. E’ un tecnico di grande valore e farà molto bene.

 

Come si è sentito quando, durante un recente vertice europeo, Nicolas Sarkozy e Angela Merkel hanno risposto con un sorriso beffardo ad una domanda sulle Sue promesse di riforme?

Ho pensato che era l’ennesimo caso montato dai media. Merkel e Sarkozy si erano scambiati un sorriso sull’incertezza generata da chi dovesse rispondere per primo, hanno tenuto a confermarmelo entrambi. In questo momento nessuno può dare lezioni ad alcuno. Ci si deve tutti rimboccare le maniche con umiltà per uscire da una crisi che potrebbe uccidere l’euro e la stessa Unione europea.

 

Se toccasse alla Francia di perdere la tripla A, lei pensa che Sarkozy dovrebbe rassegnare le dimissioni, come ha fatto lei?

Non sono le agenzie di rating a determinare chi debba governare un grande Paese democratico. Io non mi sono dimesso per le agenzie di rating. Mi sono dimesso perché ho ritenuto che l’Italia in un momento difficile avesse bisogno della massima unità e solidarietà delle forze politiche, di uno sforzo comune eccezionale. Io non ho mai subito un voto di sfiducia in Parlamento e il mio schieramento ha tuttora la maggioranza al Senato e alla Camera. Avrei avuto la possibilità di finire la legislatura per poi essere giudicato dagli elettori. Ma il bene del mio Paese richiedeva un sacrificio, e l’ho fatto per ridare serenità ad un Paese spaccato che aveva bisogno di superare le divisioni per affrontare questa fase difficile.

 

Che cosa ostacola il rilancio della crescita economica?

Gli ostacoli sono numerosi, anche se diversi, in entrambi i paesi. In Italia  c’è una evidente difficoltà nel fare le riforme di struttura per le resistenze di chi avrebbe qualcosa da perdere, ci sono interessi corporativi molto radicati, e c’è una burocrazia costosa e inefficiente.  Ma l’ostacolo maggiore, a mio avviso, è stata l’eccessiva pressione fiscale sui produttori di ricchezza, cioè sulle imprese. Tutti gli studi in materia convergono su questo aspetto, poiché una tassazione media sopra il 40 per cento non solo scoraggia le imprese a investire in Italia, ma le spinge sempre più a trasferirsi dove tutto costa meno, dal lavoro alle imposte.

 

Ma scusi Presidente, lei non aveva promesso di diminuire questa pressione fiscale?

Il programma elettorale con cui nel 2008 abbiamo vinto le elezioni prevedeva una profonda riforma tributaria, per diminuire la pressione fiscale sia sulle famiglie che sulle imprese. Ma la crisi economica mondiale ci ha costretto fin dai primi mesi a tenere alta la guardia sui conti pubblici. Resto tuttora del parere che la crescita in Italia sarà impossibile fino a quando non si ridurranno in modo significativo le imposte su chi produce ricchezza e lavoro, cioè sulle imprese. Tutto il resto, dalle liberalizzazioni alle privatizzazioni del patrimonio pubblico, serve a rendere più favorevole il contesto, ma non avrà mai la stessa efficacia della riduzione delle tasse.

 

Lei si fida del Suo successore Mario Monti?

Il professor Monti ha dimostrato in molti incarichi, anche come commissario Europeo, di essere persona concreta e di buon senso. Sulle scelte politiche, il Governo Monti dovrà ottenere il consenso del Parlamento nel quale la mia parte politica ha sempre la maggioranza.

 

E’ una minaccia?

Tutt’altro. È un’opportunità per l’Italia, un dovere verso i nostri elettori, e una promessa di leale collaborazione con il presidente Monti.

 

Nella Sua carriera politica o in quella di imprenditore ha mai avuto a che fare con lui?

Sono stato io ad indicarlo come Commissario Europeo nel 1994 e lo avrei anche gradito come ministro nel mio governo.

 

Che ricordi ha della sua discesa in campo nel 1994?

Fu una stagione esaltante, per me e per gli italiani perché riuscimmo ad evitare che i comunisti prendessero il potere. Il credo politico espresso pubblicamente nel discorso della mia discesa in campo è attualissimo e lo sottoscrivo ancora oggi. Dissi: “L’Italia è il Paese che amo. Qui ho le mie radici, le mie speranze, i miei orizzonti. Qui ho imparato, da mio padre e dalla vita, il mio mestiere di imprenditore. Qui ho appreso la passione per la libertà. Ho scelto di scendere in campo e di occuparmi della cosa pubblica perché non voglio vivere in un paese illiberale, governato da forze immature e da uomini legati a doppio filo a un passato politicamente ed economicamente fallimentare”. Poi annunciai le dimissioni, prima ancora di essere eletto, da ogni carica sociale nel gruppo che avevo fondato. Cominciò così un’avventura che non è ancora finita e che sarà la storia a giudicare.

 

E’ vero che non si candiderà alle elezioni o è una tattica?

L’Italia ha bisogno di un cambio generazionale della sua classe politica. Il nostro segretario Angelino Alfano, che sarà un ottimo Premier, ha 35 anni meno di me. Sul suo nome la decisione definitiva verrà presa democraticamente dai nostri iscritti che sono più di un milione.

 

Ha un’idea per lo slogan del PdL alle prossime elezioni?Le idee certo non ci mancano, ma le concretizzeremo al momento giusto. Per ora pensiamo a lavorare con efficacia in Parlamento sino alla fine della legislatura.

 

Rimarrà l’asse Lega-Pdl? Ultimamente abbiamo assistito a duri scontri tra esponenti dei due partiti, pare che la vostra cena settimanale del lunedì con Bossi sia saltata. Come mai?La Lega ha fatto scelte diverse dalle nostre sul Governo Monti. Scelte che comprendiamo e rispettiamo. Ma non credo che un rapporto stretto, durato oltre 10 anni, basato sulla lealtà reciproca e sulla condivisione di valori importanti, si esaurisca solo perché in una emergenza abbiamo fatto scelte diverse. L’attuale situazione parlamentare è con ogni evidenza un’anomalia. Si dovrà presto tornare ad un’alternativa bipolare nella quale i cittadini possano scegliere il governo. E quel giorno non ci sarà motivo per il quale Lega e PDL debbano rimanere divisi.

 

Lei pensa di smettere un giorno con la politica?Smetterò quando il mio Paese sarà davvero un Paese liberale e garantista, che garantisca e tuteli la libertà di tutti i cittadini. Ma dato che quel giorno non è ancora  arrivato, credo che il mio impegno politico debba continuare ancora.

 

Quali sono le azione politiche che ricorda con maggior soddisfazione?Ho sempre risolto al meglio tutte le difficili emergenze che si sono presentate, ho portato a termine più di trenta riforme e posso dire con orgoglio che dal 1994 ad oggi non ho mai aumentato di un euro le imposte agli italiani. Non ho neppure mai permesso che venisse varata una legge che riducesse in qualsiasi modo gli spazi di libertà dei cittadini e delle imprese. Non c’è un solo italiano che possa affermare di aver subito un qualsivoglia danno per le decisioni dei miei governi.

 

Che cosa invece rimpiange di non aver potuto fare?

Quelle che i miei alleati non mi hanno consentito di fare: la riforma dell’architettura istituzionale, la riforma della giustizia e la riforma del fisco. Ma sono obiettivi ai quali non ho affatto rinunciato.

 

Dopo di essere stato il perno della vita politica italiana per 18 anni, non vuole una vita più tranquilla, una compagna che l’aspetta a casa la sera?

Non me la sento di tradire i milioni di italiani che hanno ancora fiducia nel loro leader.

 

Anche se lei non è più Presidente del consiglio, Lei si considera ancora il Leader?Sono ancora il Presidente del “Popolo della Libertà” e ho la grande fortuna di avere in Angelino Alfano un bravissimo continuatore della mia opera. Alfano ha la piena fiducia mia e di tutto il partito.

 

Oltre che alla politica, lei pensa di dedicarsi ad altri progetti? Si è parlato di una Web-Tv. Ce ne parla?

Sono convinto che il web sia sempre di più la nuova agorà. E’ uno strumento di libertà senza precedenti, che offre opportunità infinite. La comunicazione politica passerà sempre più attraverso il web, e dovrà adattarsi a trovare i linguaggi, gli strumenti, le tecnologie per utilizzare al meglio questo strumento. Essendomi occupato di comunicazione per tutta la vita, sono ovviamente molto interessato e molto curioso di questi fenomeni. E sto pensando ad una serie di iniziative per essere presenti in questo grande spazio di libertà. Non parlo di iniziative di propaganda politica in senso tradizionale, che sul web non funzionerebbero, ma di confronto, di ascolto, di scambio di idee nel quale il vero protagonista sia il pubblico, non la classe politica.

 

Con la casa al piano di sopra e lo studio tv a piano terra, lei sta finalmente per concretizzare il sogno di tutti: andare in ufficio con le pantofole!

Veramente ci potevo già andare: la mia residenza romana e il mio ufficio da Presidente di Forza Italia prima, del PDL oggi, sono da sempre nello stesso palazzo. Ma un leader in pantofole non me lo vedo proprio.

 

Questi ultimi mesi sono stati particolarmente difficili per lei, a livello politico e personale, come li ha vissuti?

E’ stata una stagione faticosa e logorante.Soprattutto,è stato_frustrante mentre ogni energia doveva essere dedicata a fronteggiare la crisi dover impiegare attenzione e tempo a fronteggiare un indegna aggressione giudiziaria e mediatica, basata su menzogne e su illazioni. Dover insomma prendere atto che in Italia alcuni ambienti considerano più importante combattere Berlusconi con ogni mezzo, anche il più sleale, piuttosto che collaborare nell’interesse di tutto il Paese.

 

Lei teme di essere condannato in uno dei cinque processi che rimangono aperti?

Sono tutti processi politico-mediatici costruiti sul nulla come gli altri 26 che si sono già conclusi con la mia assoluzione attraverso 2.590 udienze. Sono sicuro che continuerò a essere assolto com’è stato in tutti questi anni, nonostante l’ accanimento che è sotto gli occhi di tutti.

 

Secondo lei perché i giudici indagano in modo così meticoloso nella sua vita privata?

Perché esiste una parte della magistratura, minoritaria ma molto determinata che aspira ad esercitare un ruolo politico per cambiare l’Italia secondo le ideologie della sinistra estrema. Per questo sono diventato per loro un nemico da combattere con ogni mezzo. L’azione di questi magistrati si è ovviamente intensificata da quando ho cominciato a lavorare ad una riforma della giustizia che ritengo pregiudizievole per il loro ruolo.

 

Non ha mai pensato di proteggersi sapendo che i telefonini delle persone che frequentava potevano essere intercettati?

Io credo che ogni cittadino italiano, compreso il Presidente del Consiglio, abbia il diritto di parlare al telefono liberamente, senza essere spiato. Io non rinuncio a questo diritto per nessuna ragione al mondo, anche se non ho nulla da nascondere a nessuno.

 

Su Google, il termine “bunga bunga” dà 20 milioni di risultati, ma nessuno sa che cosa voglia dire! Vuole dirci cosa realmente significa?

Significa semplicemente “facciamo quattro salti dopo cena”. Tutto il resto è pura invenzione.

Se fosse invitato a Palazzo Chigi dai nuovi inquilini, che regalo porterebbe?

Se esistesse, un grande vaso colmo di pazienza. E’ una virtù che è fondamentale per cercare di governare l’Italia. L’ho imparato in tutti questi anni, anche a mie spese.

 

Quando con Gheddafi ha firmato il patto di amicizia, nel 2008, avrebbe mai immaginato che avrebbe fatto quella fine?

Io continuo a considerare un merito storico del mio governo aver chiuso un contenzioso durato 50 anni con un Paese importante come la Libia. I trattati si fanno con i Paesi, non con i Governi. Se non adottassimo questo criterio, gran parte della politica internazionale dovrebbe essere completamente ripensata. Detto questo, l’esecuzione sommaria di Gheddafi è stata una pagina terribile, che mi ha addolorato e angosciato e che la nuova Libia democratica avrebbe dovuto assolutamente evitare.

 

 

Il presidente francese Sarkozy è diventato papà per la quarta volta. Lei, che ha fatto della comunicazione il suo cavallo di battaglia, pensa che gli porterà qualche voto in più?

Non so pensare alla nascita di un bambino in termini di consenso elettorale. E sono certo che neppure il presidente Sarkozy si sia mai posto questo problema.
Mi sono congratulato con lui e con la sua consorte. Ho cinque figli e sei nipoti e so cosa significa la nascita di un bambino. E’ una delle più grandi gioie della vita. Non voglio dire di più: è una vicenda privata, che non voglio contaminare con la politica.